08 febbraio 2016 ~ 12 Commenti

“Economia della salute” o “economia sulla salute”?

È capitato di nuovo, nonostante voglia con tutto me stesso non imbufalirmi… certe cose mi fanno “saltare il tappo”!
Mentre mi bevo il mio ginseng mattutino leggendo “La Stampa” trovo un articolo che mi lascia letteralmente basito. Il titolo recita “Camminare salva la vita, è scritto nel nostro DNA” (puoi cercarlo anche sul web). Studio della London School of Economics: «È il moto più naturale. Mezz’ora al giorno a piedi meglio della palestra per cuore e dieta»”. Meglio della palestra??? Macchecazz … Decido di leggere l’articolo, che inizia così: “Alla London School of Economics, l’università che ha forgiato 37 Capi di Stato e 17 premi Nobel, non ci si occupa solo di economia in senso stretto. Tra i suoi corsi ce n’è anche uno in «Economia della salute», il cui scopo è in sostanza capire come si può fare stare bene la gente spendendo meno. Gli esperti indagano da anni sulla materia, e hanno scoperto che per continuare a mantenersi in forma e in buona salute non è necessario iscriversi a una palestra. Non è nemmeno indispensabile faticare troppo: si può risparmiare anche nel sudore”. Trasecolo… Ma questi studiosi di economia non possono continuare a occuparsi di economia in senso stretto, magari provando a azzeccare qualche previsione di mercato? O perlomeno provare a pensare che c’è un’economia che gravita intorno alle palestre e scrivendo queste false informazioni la si danneggia? Come si può parlare di “economia della salute” o meglio di “economia sulla salute”?
In un recente articolo pubblicato qui su Fitness33, Marco Neri evidenziava, supportato da innumerevoli studi di settore (studi di scienziati, non di economisti!), come l’efficacia dei benefici legati all’attività fisica sia dirittamente proporzionale alla quantità, frequenza e intensità dell’attività fisica stessa. A conferma di quanto detto ha analizzato le raccomandazioni fatte nel corso degli anni dall’ACSM (American College of Sports Medicine). Per l’attività minima consigliata per un uomo adulto si è passati dalle 3 sedute da 30 minuti (totale 90 min. a settimana) nel 1978 ai 60 minuti giornalieri (totale 420 min. a settimana del 2002) alternando attività più a fondo aerobico e bassa intensità e attività a Vo2 più elevato, dove una soluzione potrebbe anche essere l’allenamento con i pesi (Dose-Response Symposium 2002). Altro che camminata e basta!
L’articolo conclude così: “La ricerca della London School of Economics farà arrabbiare molti personal trainer e gestori di palestre, i quali sostengono che ogni organismo è diverso dall’altro e i problemi da risolvere vanno analizzati e seguiti caso per caso. Ma le palestre sono sempre di più luoghi dove si socializza. Chi ha come obiettivi solo dimagrire e restare in forma, dicono gli economisti, farebbe meglio ad andare in palestra a piedi, e tornare subito indietro”. Cosa ne pensate? Io sono perplesso e arrabbiato…Come dico sempre, “condividi se condividi”!

12 Risposte a ““Economia della salute” o “economia sulla salute”?”

  1. Francesco Simone 10 febbraio 2016 at 0:05 Permalink

    Il lavoro di questi signori inglesi e’ un capolavoro di CONTROinformazione.

    Sono riusciti in un sol colpo ad associare luoghi comuni vecchi quanto il cucco e concetti privi di fondamento scientifico e attendibilita’-
    Se cercavano scalpore e visibilita’ sparandola grossissima ci sono riusciti.

  2. Davide Zanichelli 10 febbraio 2016 at 0:11 Permalink

    Se fosse così facile allora non servirebbe una Laurea… faccio un parallelismo per intenderci: per fare l’economista basta conoscere addizioni, sottrazioni, divisioni e moltiplicazioni. Detto questo anche i più grandi ricercatori prendono delle, tecnicamente, “cantonate”, specie se non riguardano il loro campo di studi (non mi metto certamente a parlare di “costo del denaro”. Si conoscono certamente i vantaggi del cammino e che il nostro corpo funziona e mantiene il suo corretto funzionamento grazie ad esso, ma è altresì vero che è solo la base del movimento e quello che il nostro corpo può fare e deve fare, relativamente al movimento, è molto più ampio e soprattutto necessario per la salute della persona.
    Ragionando per assurdo: Le nostre articolazioni sono fatte solo per camminare… allora perchè la spalla può svolgere un movimento circolare? Perchè siamo in grado di saltare e arrampicarci (chi ancora ci riesce)? E infine secondo questi economisti il dispendio calorico di un allenamento intermittente (per esempio) è pari a quella di una camminata di passo veloce?
    PERSONALMENTE SONO SCIOCCATO, STUPITO E, SE MI E’ PERMESSO MI VIENE PURE DA RIDERE (PER NON PIANGERE) SULLA SUPERFICIALITA’ DI QUESTA RICERCA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI, SEMPLICEMENTE PERCHE’ HANNO STUDIATO “POCO” UN CAMPO NON DI LORO COMPETENZA.

  3. Paolo Grosso 10 febbraio 2016 at 9:16 Permalink

    Si, vero, ma vedo comunque uno spiraglio di positività in quanto scritto. Sono d’accordo che “camminare un pò” non sia meglio che seguire un corretto programma di esercizio fisico ma è sicuramente meglio che essere sedentari.

    Circa il 60% della popolazione è totalmente inattiva ed è più probabile che inizi a camminare, piuttosto che a correre e forse l’invitare a muoversi, seppure poco, può rappresentare il primo passo per poi proseguire verso un programma di allenamento vero e proprio, magari in un centro sportivo.

    Non vedo inoltre il pericolo di abbandono dell’esercizio fisico verso una mezzo’ora di camminata al giorno da parte di chi si allena e non saprei quantificare il possibile danno economico alle palestre.

    Ripeto, sono d’accordo che la mala-informazione non sia la strada da perseguire vedo come positiva qualsiasi cosa per possa contribuire a smuovere la popolazione e sappiamo quanto ciò che appare economico, sia in termini di spesa che di impegno, possa essere meglio accettato dal pigro essere umano.

    Quindi, non sono d’accordo sul contenuto ma sono possibilista sul messaggio

  4. MASSIMO SPATTINI 10 febbraio 2016 at 16:25 Permalink

    Non ripeterò quello che già ampiamente ribadito nella sua analisi Marco Neri ;ma forse questi “economisti” della salute hanno in parte ragione quando dicono che la maggior parte della gente va in palestra per socializzare, personalmente vorrei vedere più sudore ,e non per il riscaldamento alto,e meno telefonini,più istruttori motivanti che non “corteggianti”, più cardiofrequenzimetri che televisori e l’idea di andare in palestra a piedi,soprattutto se si vuole dimagrire, non è male. Ma come per gli scherzi non ci rimane che sorridere.

  5. Cinzia 10 febbraio 2016 at 23:11 Permalink

    Magari fosse così semplice….sperimentato vedrete se poi ci saranno risultati o meno.

    Mi sembra un articolo di Mary poppins, ….basta un poco di zucchero e la pillola va giù. …e tutto si risolverà così! !!!
    Un po semplicistico e riduttivo…!!!

  6. Giacomo Rosi 11 febbraio 2016 at 9:06 Permalink

    Personalmente trovo esagerato agitarsi tanto per un articolo del genere quando nel nostro settore sono i trainer i primi a inventare ogni giorno fantasiose teorie dimagranti ed è costante la guerra interna tra Personal trainer che si contraddicono per accaparrarsi un cliente in più, a danno della teoria del l’allenamento e della credibilità del nostro settore. Purtroppo siamo noi i primi creare confusione e a svalutare il nostro settore dove anche l’ultimo cliente può dire la sua su ipertrofia o dimagrimento. Inoltre ritengo che le palestre sempre di più si stiano concentrando su chi già va in palestra, con programmi sempre più intensi, faticosi e complicati che non sono per niente attrattivi ma solo spaventosi per tutti coloro che avrebbero bisogno di muoversi ma ancora non hanno trovato il loro modo. Personalmente credo che se non creiamo un po di credibilità nel nostro ruolo, parlando in maniera reale e su basi scientifiche e non iniziamo a concentrarsi sul l’educazione al movimento (camminata compresa) dovremmo rassegnarci a leggere articoli di questo tipo nella speranza che il prossimo non sia “stare sul divano allunga la vita”.

  7. admin 11 febbraio 2016 at 11:51 Permalink

    Il dibattito si fa interessante: grazie per queste riflessioni, preziose per “crescere” e per far finalmente decollare la necessaria “educazione al movimento” (camminata compresa). E qui entriamo in scena noi e il nostro lavoro quotidiano…

  8. GIACOMO 11 febbraio 2016 at 16:09 Permalink

    PERCHè NON SI OCCUPANO DI COSE PIU IMPORTANTI INVECE DI SCRIVERE TANTE C…….ATE?

  9. Alessandro Madonia 12 febbraio 2016 at 7:57 Permalink

    E meno male che ci sono gli ECONOMISTI che che aiutano a dare vero valore all’attività motoria!!! In effetti aspettavamo loro per risolvere la problematica; tra l’altro è una soluzione così semplice che mi chiedo: come mai nessuno prima d’ora c’era arrivato?
    Peccato per gli ECONOMISTI che la realtà è ben diversa!!
    Farebbero bene a pensare a risolvere i problemi della fame nel mondo piuttosto che parlare di fitness e salute.

  10. tony rapillo 13 febbraio 2016 at 10:37 Permalink

    Penso che già parlare di “iscriversi in palestra” in maniera così generalizzata, denota il fatto che questi “studi” sono stati fatti da persone che non ne sanno tanto di fitness inteso come efficienza del corpo.. ovvio che, quando si scrive per il pubblico, è sempre più facile rivolgersi alla massa per avere più consensi, ecco, la classica casalinga che magari in vita sua non si è mai allenata, sicuramente troverà molti benefici se da domani inizia a passeggiare per 30 minuti al giorno…

  11. Paolo Evangelista 16 febbraio 2016 at 17:20 Permalink

    Sono molto soddisfatto di questa “varietà” di commenti perché è indice di una categoria professionale composta da persone che interpretano la nostra realtà da punti di vista anche molto differenti.
    Personalmente penso che confrontarsi all’interno del web come anche alle manifestazioni sia un modo per crescere e far crescere la categoria.


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