07 ottobre 2015 ~ 19 Commenti

Kalòs kai agathòs: bello e buono

CCT (Ciao Cari Trainer),
in questo periodo sto girando molto per i Fitness Club grazie ai Tonic Tour (i Tour che facciamo David Stauffer ed io, con una certa frequenza, nella catena di palestre Tonic)  ma anche grazie agli inviti che ricevo da molti altri centri sportivi soprattutto in questo periodo dell’anno, per il lancio delle attività.
Trovo spesso realtà incredibili, composte da strutture di alto livello, manager meravigliosi, operatori straordinari e a loro volta anche utenti splendidi. Ma allora…? Allora come siamo passati dall’idea del “kalovs kai agaqovs (kalòs kai agathòs)” al “palestrato” (“palestrato”: solo a scriverlo mi viene il nervoso!). Dunque: kalòs kai agathòs, nella cultura classica, è l’idea dell’eroe greco bello e buono, quell’essere umano in cui valori etici ed estetici si fondono e convivono nella stessa persona. Un bel concetto all’interno del quale un fisico atletico, prestante e proporzionato, si accompagna a bellezza ed equilibrio interiore. Non è forse vero che per essere “belli” o meglio “più belli” o “più prestazionali” di quello che siamo (concetto di miglioramento) dobbiamo sviluppare le nostre doti interiori di volontà, disciplina, serenità, capacità di superare le difficoltà, ecc.? Lo Sport ha forse smesso di essere Palestra di Vita? Come abbiamo fatto ad arrivare al concetto diametralmente opposto e cioè “tutto fisico e niente cervello”? Credo fermamente che la Palestra sia un posto dove si sviluppano le proprie potenzialità a 360°. Chiunque faccia il nostro lavoro sa che la parte legata al fisico è solo una porzione di quello che si coltiva nel centro sportivo: socializzazione, obiettivi, tensioni, amicizie, vittorie, sconfitte si fondono in un mondo che sta diventando sempre più grande! Quindi la nostra prossima sfida è riappropriarci del “kalòs kai agathòs” con i vantaggi (e le responsabilità) che ciò comporta trasformando e divulgando nei Fitness Club (ma soprattutto all’esterno delle Palestre) il concetto che noi ci occupiamo di “Qualità della Vita”. Bisogna avere coraggio per lanciare così lontano la palla ma come diceva Martin Luther King “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno”.
Il dibattito è aperto!
(P.E.)

19 Risposte a “Kalòs kai agathòs: bello e buono”

  1. guillermo Gonzalez Vega 16 ottobre 2015 at 14:57 Permalink

    E’ la grande sfida di Noi (istrutori di fitness) anche chiamati “medici della salute” !!! .
    Io sempre ho sostenuto che la gente viene in palestra a muoversi , ed eccole cua il MOVIMENTO e’ per noi il nostro strumento di lavoro che appartiene al ” area fisica ” dell essere umano , ma senza dimenticare che esisteno ancora altre 2 aree importantissima del essere umano “area cognitiva ” (della conoscenza e consapevolezza) e “l’area socioaffectiva” (delle relazione, l’autostima ,comportamento sociale). Ed e’ anche cui che Noi istrutori di fitness dobbiamo arribare ad avere obiettivi precisi…..
    Riassumendo…. abbiamo lo strumento del area fisica chiamato MOVIMENTO , e traverso cui dobbiamo arrivare anche ad sviluppare ai nostri soci nell area cognitiva e socioaffectiva…!!!
    Una grande sfida per noi che Io da 27 anni ci provo sempre ad arrivare …. un abrazo Paolo , che grande che hai un progetto insieme a David … DUE GRANDI DEL FITNESS INSIEME .. fa molto piacere a vedere questo !!!

    • Paolo Evangelista 16 ottobre 2015 at 15:21 Permalink

      Ed ecco qui il primo commento che, non a caso, mette subito in chiaro che i grandi insegnanti di Fitness spesso hanno alla base una cultura notevole.
      Guillermo Gonzales Vega snocciola 2 o 3 perle …… così, come è nel suo stile ….. con una leggerezza impagabile!
      Per chi non lo sapesse Guillermo Gonzales Vega non è proprio un “istruttore di fitness” normale, è meglio dire che ha fatto la storia del fitness!
      Grazie del tuo intervento Guille!

      • Guillermo gonzalez vega 16 ottobre 2015 at 15:37 Permalink

        Certo che non sono un insugnante di fitness normale , Io prima ero insignante di PREfitness , jeje , Anche Tu caro !! Bacione ed a presto

  2. Alessandro Madonia 16 ottobre 2015 at 15:20 Permalink

    Ciao Paolo
    Queste è la battaglia che combatto da molti anni.
    Da consulente Marketing e Commerciale per centri fitness (avendo la possibilità frequentare molti centri in italia) posso confermarti che è proprio così.
    Con gli anni, piuttosto che allargare il ventaglio, lo abbiamo ristretto.
    Mi spiego meglio: ancora oggi lo steriotipo è l’istruttore (bello e fisicato) allontanando cosi una gigantesca fetta di mercato che non ha né la voglio né la genetica per raggiungere quei traguardi.
    Perché ancora oggi questo accade?

    1. Mancanza di cultura: lo stato italiano in questo non ci aiuta.
    2. Errata comunicazione: anche le forme pubblicitarie oggi sono mirate a mostrare fisici con la bella figurina scolpita piuttosto che mettere delle immagini legate a persone delle terza età, per esempio.
    3. Mancanza di valore: gli addetti ai lavori non parlano dei reali benefici dell’attività motoria ma si parla solamente di obiettivi estetici da raggiungere.
    4. Low Price: La perdita di valore è data anche dalle politiche a basso prezzo che inevitabilmente hanno abbassato il valore dello sport.
    5. Mancanza di strategie: molti centri non hanno una pianificazione marketing ma vivono alla giornata.
    6. Mancanza di integrazione: una cosa fondamentale è l’integrazione del cliente nei primi mesi all’interno del club che spesso non avviene. Con ciò, non soltanto il cliente non sì fidelizzerà, ma molto probabilmente mollerà la palestra nei primi mesi (pur avendo pagato l’intero abbonamento annuale). A quanti di voi è capitato?
    7. Mancanza di fidelizzazione: si parla spesso oggi di fidelizzazione, ma pochi sono in grado di seguire la giusta strategia per creare un legame duraturo con il cliente; Il club oggi si concentra, per il 99% dei casi, ad investire tutto per l’acquisizione di nuovi clienti, non calcolando che la vera fonte sono i clienti già acquisiti. Basterebbe cambiare prospettiva.
    8. Ci sono sempre più venditori e pochi consulenti o coach in grado di far capire al cliente i processi logici per arrivare da un punto A ad un punto B. Si ha fretta di comunicare il prezzo senza parlare prima dei reali bisogni dei clienti.
    9. Consulenti marketing e commerciali che utilizzano la leva delle promozioni (una ogni 15 giorni) fondate sulla convenienza economica, piuttosto che imporre ai club di alzare i prezzi e creare il “marketing della salute”.
    10. Assenza di software di gestione adeguati, che dovrebbero aiutare il club a monitorare: il percorso dei clienti, la frequenza al club e tanto altro ancora.
    Sai Paolo oggi, quando vado in giro a raccontare tutto questo nei club o nei vari convegni, molti mi guardano strano e mi considerano la pecora nera del gruppo.
    Ma da anni ho smesso di essere la pecora che segue il gregge, perché se si vuole cambiare bisogna modificare anche il modo di fare le cose.
    Sei d’accordo? 🙂

    Alessandro Madonia

    • Paolo Evangelista 16 ottobre 2015 at 15:23 Permalink

      Eh … caro Ale, sai bene che con i greggi non ho molta dimestichezza!!!

  3. admin 16 ottobre 2015 at 16:23 Permalink

    Ma qui ci sono spunti interessanti per dei prossimi articoli…Top!

  4. Stella Queen 16 ottobre 2015 at 22:36 Permalink

    Ciao Top!

    Ricordo una scena accadutami una trentina di anni fa (aiuto come passa il tempo…) quando da allieva frequentavo un corso di jazz esercize; la mia insegnante molto brava con uno stile Jane Fonda, ogni tre per due trovava il modo di osservare le sue curve e ovviamente le allieve che erano un po’ avanzate con l’età s’infastidivano e alla lezione dopo non si presentavano!
    Questo nel settore femminile (che forse è più difficile di quello maschile…noi femminucce siamo tremende!) è stato ciò che più volte ho visto accadere…
    Poi negli anni, nei vari club che ho avuto modo di trovarmici, si sono susseguite delle scene relative a noiosissime vendite imposte ma che di spiegazioni tecniche poco avevano…e ne avrei tante ancora da raccontare ma eviterò di essere prolissa.
    Il punto trovo e sempre ribadisco, che anch’io non adoro il gregge, ma considero fortemente l’unione quale motivazione relazionale e di crescita per tutti i coach, che siano essi datati o che appartengano a nuove generazioni; il fitness e il wellness facendo parte della branca scientifica potrá sempre rivelarsi innovativo, apportando nuovi concetti di lavoro e migliorie volte a stuzzicare ma fondamentalmente a curare la salute del popolo, che sempre più spesso dati i ritmi frenetici in un certo qual modo tende a stressarsi più facilmente.
    Curare la psiche divertendosi, non può altro che giovare in toto…Mens Sana In Corpore Sano si diceva?
    Ci si dovrebbe adoperare quindi in maniera tale da non perdere di vista un importante obiettivo, cercando di adottare le strategie più appropriate all’era di appartenenza, non dimenticandosi però di fare tesoro di quelle che sono le nozioni basilari, affinché il contesto tutto risulti essere omogeneo.

    Un abbraccio
    Stella Queen

    • Paolo 18 ottobre 2015 at 22:24 Permalink

      Interessante punto di vista, Grazie Stella!

  5. Carlo Mulatero 17 ottobre 2015 at 0:47 Permalink

    La sintesi in una frase: oltre ad apparire essere! Nel contenitore “essere” sono racchiuse tutte le qualità fisiche, psicologiche e spirituali dell’individuo giunto a comprendere e a gestire con facilità le grandi risorse del corpo umano.

    • Paolo 18 ottobre 2015 at 22:28 Permalink

      😉 Molte Grazie Carlo, condivido in pieno!

  6. DAVE STAUFFER 17 ottobre 2015 at 8:44 Permalink

    Da un treno ad un aereo e diversi alberghi vi scrivo.
    Io faccio attività fisico per me…..per sviluppare l’aspetto esteriore (si, c’è un certo narcisismo).
    Accumulando anni di esperienza faccio DIVERSE attività per tenere un “open mind” e rispetto verso tutte le discipline da Yoga a Crossfit. Faccio competizione con me stesso. Amo le sfide! Amo gli obiettivi! Amo “il journey”
    Questo è il MIO rapporto con fitness.
    Ho imparato e sto ancora imparando come rapportarmi con gente che non condivida la mia passione (esagerata a volta) verso fitness. Noi leader nel fitness dobbiamo ascoltare di più e non spingere i nostri obiettivi di avere un fisico perfetto alla gente che frequenta i nostri centri.
    L’aspetto esteriore è una PICCOLISSIMA parte di fitness, troppe volte messo come quello più importante. Sono la prima persona di ammettere di pubblicare foto su social network che mette in evidenza questo aspetto mio. Dobbiamo riflettere se questo è il messaggio che vogliamo dare alla gente. Non è che è sbagliato (continuo a pubblicare tale foto).
    E’ normale che la gente pensa del “palestrato” perché a volta è l’unico messaggio che diamo al mondo esterno.
    Io ho sviluppato un grande pace dentro e un piacere dentro verso me stesso e gli altri grazie al mondo fitenss e attività fisico. Sarà la mia prossima sfida di condividere anche quello in modo che la prossima volta quando qualcuno mi chiede “che fai nella vita?” e io rispondo “lavoro nel ambito fitness” invece di rispondere “si vede, sei palestrato” mi risponda “si vede i tuoi occhi brillano”.

    • Paolo 18 ottobre 2015 at 22:52 Permalink

      Grazie Dave del tuo contributo ……. Ma quanti Big leggono il Blog di Fitness33 !!!
      Sono contento che condividiamo tutti più o meno la stessa idea ……. tu scrivi “L’aspetto esteriore è una PICCOLISSIMA parte di fitness, troppe volte messo come quello più importante” e poi mi ha fatto sorridere ed estremamente piacere la confessione “Sono la prima persona di ammettere di pubblicare foto su social network che mette in evidenza questo aspetto mio.”
      Grazie David!!!

  7. Eugenio Maffei 17 ottobre 2015 at 9:03 Permalink

    Credo che il concetto antico di edonismo sia stato sviscerato e tritato dalle ere e dalle realtà sociali di ogni epoca; nonché dalle mode del momento.
    Dopi più di 20 anni di attività nel mondo del fitness, credo che il concetto di corpo come tempio dell’anima sia la definizione antica e mitica, del come il benessere esternato dal corpo e dalla sua immagine, sia riflesso del nostro io più intimo. Nelle striature di un bodybuildner tirato a gara come nella performance di un istruttore di aerobica, ci sono dentro modi diversi di sentirsi bene. Credo che nessumo debba avere il diritto di cosa è moglio fra i due approcvi al benessere, perché diversi sono gli obiettivi e gli spaccati di vita che hanno portato persone diverse ai loro equilibri. Ma dovremmo solamente aprezzare come persone diverse possano trarre benessere e serenità per il loro modo di vivere, quando il sistema oggi tende ad appiattire l’uomo e la sua libertà di allenrsi…. in un tablet.

  8. Ciccio Simone 17 ottobre 2015 at 20:49 Permalink

    Kalos kai agathos (anche nella forma contratta, “crasica” Kalokagathos) e’ un concetto a me carissimo, tronfio della mia formazione classica e del mio 60/60 con encomio al Liceo Classico 😀
    Scherzi a parte, ritengo sia una formula dall’essenza tanto nobile quanto attuale per quanto affondi le sue radici in millenni fa.
    E cio’ dimostra tutto sommato che la storia insegna eccome e che in fondo i minerali piu’ preziosi sono quelli piu’ robusti fisicamente e che rimangono imperituri.

    Inevitabile che quindi un micro/macrocosmo come il centro fitness non possa che risentire e farne sua l’essenza .
    Ma solo se e’ un centro fitness illuminato e …illuminante.
    Una figura altamente specializzata tecnica e dal valore sanitario ormai riconosciuto come il trainer, declinato in tutte le sue forme, dal corsista, al trainer di sala, al personal trainer, al presenter di eventi fitness non puo’ non considerare l’effetto altamente bodymind inscindibile e olistico che ha il suo operato.
    Perche’ il suo operato sia realmente efficace a livello bodymind , necesse est ( siamo in ballo in tema di formazione classico e …balliamo :D) che lui sia il primo a essere un operatore altamente formato e completo .

    Cultura non e’ necessariamente assorbire libri su libri, quella e’ erudizione, una declinazione negativa del concept, cultura e’ guardarsi attorno, osservare, discernere, analizzare elaborare e da ultimo operare in base a quanto fatto prima.

    Una volta operato si creera’ un humus fertile qualitativamente alto di clientela ugualmente colta, attenta e aggregata.
    In altre parole la qualita’ chiama qualita’, aumenta la qualita’ .
    E la qualita’ e’ il miglior biglietto da visita e manifesto di se’ stessi.
    Voi scegliereste un centro di qualita’ fatto da gente di qualita’ con operatori di qualita’ o uno con caratteristiche opposte?

    Mi sembra banale la risposta.

    Per anni ho fatto una autopersonale battaglia contro me stesso e contro la mia genetica che mi aveva generosamente regalato un 1,90 , due occhi azzurri, pettorali trofici e bicipiti brachiali lucidati.

    Ho lavorato su …tutto l’opposto.
    Sulle risorse caratteriali e culturali (intese nelle declinazioni sopracitati) .
    Ho ottenuto i risultati migliori.

    Penso dovrebbe essere un po’un format mentale del trainer medio .
    Non so se sono kalokagathos ( io preferisco la crasi) , so solamente che ho ancora tanta voglia di osservare,imparare, sbagliare, analizzare e …trasferire.
    Scegliendo la gente giusta con cui farlo.

    L’autore dell’articolo e’ un eccellente coattore di questa splendida prosa, se sono qui a dissertare di qualita’ e doti umane nel fitness ne e’ la riprova.
    Nel 99% delle piazze virtualidel web si disserta di leve biomeccaniche, di attivazione del capo lungo del bicipite brachiale in un biarticolare, o se ti va bene di come “fare crescere il fatturato insegnando alla receptionist a salutare il cliente che entra”.

    La risposta ve la siete data da soli 😉

    Ad maiora , un abbraccio

  9. Maria Roberta 17 ottobre 2015 at 21:07 Permalink

    ..ho letto con grande attenzione ciò che è stato scritto..condivido totalmente il senso di disagio che ho provato spesso durante il mio lavoro di consulente di vendita…la sola cosa importante era il “fatturato”, dimenticando che la mission di una palestra e’ educare e indirizzare alla salute ed al benessere con professionalità e coscienza, dove insegnanti qualificati dovrebbero guidare e consigliare e non ci sono scuse che tengano..e qui mi ricollego alle parole di Alessandro che ritraggono realtà lavorative approssimative, poco attente alla cura del cliente e alle sue esigenze fondamentali..forse bisognerebbe ricordare che non sempre il profitto viene al prima posto! E questo riflette l’obiettivo primario di molte palestre dove non si sentirebbe mai la frase mens sana in corpore sano sopra citata ..

  10. laura ferroni 18 ottobre 2015 at 19:41 Permalink

    Nei miei anni di esperienza nel fitness ho osservato una moltitudine di tipologie di clienti . Possiamo affermare che il minimo comune denominatore è sempre il benessere. Si può ottenere benessere sia da un allenamento più fisico, volto alla massa muscolare ,così come si può ottenere lo stesso risultato in termini di gratificazione attaverso una lezione musicale sullo step o una lezione di yoga . La società nella quale noi viviamo impone dei modelli estetici , talvolta anche molto diversi tra loro, nei quali ognuno ha la facoltà di identificarsi o meno. Oggi , ancora più di ieri, il cliente ha a disposizione una moltitudine di programmi fitness dai quali attingere per incrementare il proprio benessere.
    Mi auguro che in futuro ci siano ancora più discipline perché nell’offerta risiedono le opportunità. Il mondo del fitness è per sua natura principalmente estetico ( noi per primi abbiamo utilizzato questa leva ,quando eravamo più giovani ” ricordate le tutine attillate attraverso le quali mostravano con orgoglio le nostre forme?”.
    Spostando ora l’attenzione sull’aspetto sociale ,io personalmente, posso dire che non vedo una mancanza di aggregazione nelle palestre. ……ogni disciplina crea il proprio gruppo e ,se per questi , l”idea di benessere viene espressa esibendo solo muscoli , lasciamoli fare ,così come per gli appassionati delle discipline olistiche come quelli per il fitness musicale .L’importante è il giusto equilibrio in ogni realtà.

  11. Massimo Spattini 21 ottobre 2015 at 12:44 Permalink

    Il concetto che la forma fisica non possa associarsi a doti di carattere morale e spirituale risale al Medioevo che aveva spazzato via i valori della cultura greco-latina facendo propri, in maniera superficiale, alcuni insegnamenti del Cristianesimo quale “E’ più facile che il cammello passi dalla cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel Regno dei Cieli”, assegnando un’accezione negativa al perseguimento di scopi materiali. Ma da dove vengono certi luoghi comuni come “tutto muscoli e niente cervello”, “bello senz’anima”,”oca giuliva”, tra l’altro già smentiti da personaggi rinascimentali quali Leonardo Da Vinci, Michelangelo, Lorenzo il Magnifico, dotati di grande presenza fisica? Di certo non da quelle persone povere ma ricche spiritualmente, che non sono solite giudicare, ma da quelle persone povere di quoziente intellettivo e di sentimenti, a parte l’invidia per le quali chi è ricco è perché ha rubato e chi ha i muscoli è perché si è dopato.
    Personalmente ritengo che per un istruttore di fitness possedere le qualità fisiche che contraddistinguono la sua disciplina sia un valore aggiunto, se non un dovere. Pratichiamo quello che predichiamo! E se non sempre apparire equivale ad essere, se “sei” appari sempre.

  12. Fabrizio D'Agostino 2 novembre 2015 at 12:46 Permalink

    La storia ci insegna che le correnti di pensiero sono altalenanti, raggiungono un picco per poi fare spazio ad altre teorie che più si sposano con le dinamiche sociali di quel periodo. Se l’antica Grecia ci ha donato il culto del “Bellessere”, ovvero la fusione di un fisico funzionante, scattante, bello, supportato da studio e “palestra mentale”, tipico di quei tempi, gli anni 70, 80 hanno fatto tendere l’ago della bilancia un po’ troppo verso il lato estetico.
    Oggi spetta a noi riportare il fitness e la cultura fisica al loro antico splendore, invitando la popolazione a fare un giro nel nostro sottomarino per fargli apprezzare la complessità e l’enorme mole di scienza e lavoro che si trova sotto la punta superficiale dell’iceberg che è rappresentata dalle attività svolte nel centro fitness, dalle discipline musicali, al bodybuilding al funzionale e chi più ne ha, più ne metta.

  13. Massimo Rocchetti 12 novembre 2015 at 13:08 Permalink

    Dirigo il mio club abbracciando fortemente il punto di vista del Nostro Master coach Paolo Evangelista:
    fuori dallo stereotipo della perfezione fisica;
    grande attenzione al benessere a 360°…
    Cura il tuo corpo senza perdere di vista il benessere della tua mente (benessere psicofisico);
    Ricorda che “un giorno senza un sorriso è un giorno perso” (Charlie Chaplin).


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